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𝑺𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒇𝒓𝒂𝒎𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒅𝒊 𝒖𝒏 𝒗𝒆𝒕𝒓𝒐 𝒓𝒐𝒕𝒕𝒐

In questi giorni, sembra che il tempo si sia arrestato e oggi più che mai ci manca la libertà. La libertà di uscire, la libertà di vedere tutte le persone a cui vogliamo bene, la libertà di poter stringere un amico in difficoltà.

Ci manca di certo la nostra libertà, ma anche quella che ognuno di noi concepisce come la propria idea normalità.

Ci siamo accorti di quanto tendiamo a sottovalutare determinate azioni che compiamo ogni giorno. E ciò che ci fa più rabbia è che spesso dobbiamo rimanere senza poterle svolgere per capire quanto siano importanti per noi.

Ci sembra tutto scontato... le nostre azioni sicuramente, ma anche le persone che incontriamo, chi frequentiamo, chi amiamo, come spendere il nostro tempo, l’avere una famiglia e delle persone che ci vogliono bene; diamo per scontati persino noi stessi. La lista è lunga e potrei continuare per ore.

Il gran paradosso di cui facciamo parte è rappresentato dal fatto che proprio ora ci sentiamo uniti quando, invece, siamo tutti divisi, fisicamente ed interiormente.

Siamo dei piccoli frammenti di un vetro rotto che contemporaneamente si sentono coesi nella lotta alla riedificazione per una ipotetica e sperata rinascita ma provano un frustante senso di solitudine ed angoscia causati dall’ignorare se arriverà un vetraio a riunificarli.

Il vero problema è che tendiamo sempre a “curare” ex post e poco a “prevenire” ex ante.

E se provassimo, per una volta, a cambiare approccio? Cosa accadrebbe?

A volte bisogna lasciarsi andare, è vero.

Altre bisogna fare un passo indietro per capire ciò che è stato fatto, detto, scelto.

Altre ancora subentra la necessità di “mettersi in pausa” e riflettere.

Nel vivere la quotidianità, spesso, perdiamo noi stessi. Sembriamo dei burattini appesi ai fili di qualche burattinaio, che ci governa dall’alto, facendoci prendere strade diverse da quelle che vorremmo.

Cerchiamo di deresponsabilizzarci e troviamo scuse per gli errori commessi.

Si dice che “errare è umano” e io credo che, probabilmente, sia così.

Ma perché, allora, non provare a cogliere l’occasione e cercare di imparare. Imparare da quella parola detta anche se fuori posto, da quella litigata con una persona cara, da quel bacio non dato, da quella rabbia repressa, da quelle lacrime trattenute, da quella bugia che ci è stata raccontata per qualche motivo, da quel sorriso accennato solo per non farsi chiedere “come stai?”.

Impariamo. Impariamo a dire ciò che pensiamo, non dimenticando del dono che abbiamo, l’empatia; impariamo a dialogare senza litigare e danneggiarci l’un l’altro; impariamo ad esprimere tutti i nostri sentimenti senza paura del giudizio altrui e senza trattenere le lacrime, che non sono simbolo di debolezza; impariamo a sorridere veramente... perché indossare solo maschere non ci renderà più felici, anzi, prima o poi, guardandoci allo specchio, non riconosceremo più il nostro vero volto, la nostra vera identità. Fisseremo quegli occhi che vediamo sfocati su uno specchio, dicendo a noi stessi “io non sono questo”... “come sono diventato ciò che fatico persino a vedere?”... “come faccio a riprendere in mano la mia vita?”.

Ebbene, non sarò io a svelare come sia possibile – considerando che lo sia - estirpare tutte le insidie causate dalle maschere che ognuno di noi si costruisce quotidianamente, perché è difficile diventare Uno quando si è stati Tanti... ma in base alla mia esperienza personale sento di poter consigliare a tutti ed a me stessa, di partire definendo e riconoscendo chi si è stati, chi si è e chi si vuole essere. Una volta delineato quest’ultimo punto, dovremmo cominciare, ognuno a suo modo e tempo, a far decadere tutte le maschere che non ci rappresentano.

Sarà difficile, potremmo perdere o tralasciare persone o cose, ma la vita è e sarà sempre la nostra e solo noi dobbiamo avere il potere di gestirla.

So perfettamente che “gestire” la nostra vita non è affatto semplice in questo periodo a causa della pandemia, anche perché tutto ci porta a pensare che dopo il Coronavirus le persone non avranno imparato nulla... non tutte almeno. Questo perché come insegna la storia, fin troppo spesso gli uomini non imparano in quanto preferiscono dimenticare.

Ma dobbiamo almeno provare a sperare che tutto questo passerà il prima possibile, pur sempre rimanendo consapevoli del fatto che le conseguenze del Covid-19 avranno, purtroppo, risonanze a lungo termine.


-Giulia, Akali Pavan

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